di  Gianfranco Menghini

All’ombra del condottiero

Romanzo

Il protagonista di questo romanzo, nella Francia che sta per conoscere l’ascesa di Napoleone, è Eric Grevilliers, un giovane aristocratico la cui famiglia è stata espropriata di tutti i beni dal governo, il quale diventa il pupillo di un affarista che si arricchisce incettando le opere d’arte razziate dai soldati durante la prima campagna napoleonica in Italia… Nella Parigi di fine Settecento, Eric conosce la bellissima Virginie e se ne innamora. Per sposarla, riesce a farla partecipe della società di trasporti marittimi che crea a Richmond, in Virginia, e che armerà le più belle navi a vela di quei tempi, i velocissimi Clipper, i famosi brigantini a palo americani. ALL’OMBRA DEL CONDOTTIERO è la storia di un giovane ambizioso e intraprendente, della sua scalata, delle sue avventure in terra e per mare, dei suoi amori e delle sue passioni. Si mescolano sapientemente vicende reali e vicende inventate, personaggi storici e personaggi frutto della fantasia, in un’ambientazione precisa, molto suggestiva e vivace, capace di rinnovare il gusto per il grande romanzo d’azione.

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CAPITOLO PRIMO 

È da non credere… non è possibile che queste notizie siano vere. Il coraggio ce l’avrebbe, ma con quali mezzi vorrebbe combattere? Dai Eric, prima di dire queste cose, devi accertarti che la fonte da cui provengono sia attendibile. E infine, quanta importanza dai a questi tuoi amici, che tali sono solo per metterti in imbarazzo. Figurati se i miei informatori, che collaborano con me da anni, non me l’avrebbero comunicato.”
Dopo questa tirata, Edouard Cabanis diede un buffetto sulla guancia del suo protetto, già divenuto rosso per la vergogna e la mortificazione.
Eric era un ventenne di buona famiglia, nobili di campagna, non particolarmente presi di mira e perseguitati dal Terrore, dato che non erano stati rinchiusi nel Tempio in attesa della falciatrice Madame Guillotine, tuttavia erano stati depredati dei loro beni: una bella tenuta nella ubertosa campagna nei dintorni di Louviers, sulla strada per Le Havre lungo la serpeggiante Senna. Louviers, graziosa cittadina della Normandia, sull’Eure, con la cattedrale gotica del XV secolo e il Chiostro dei Penitenti. Un posto di sogno, con la sua tranquillità agreste. La tenuta comprendeva la bella residenza, il bestiame, i cavalli e le scuderie. Era stato lasciato loro di che vivere, con la conduzione di un piccolo podere e di una discreta casa, già occupata dall’antico fattore.
Il giovane era stato educato all’Institut de France e, durante gli studi, aveva dimostrato una certa predilezione per le scienze e la geografia. Come tutti i benestanti, aristocratici e non, aveva ricevuto un buon addestramento all’uso delle armi e, pur avendo dimostrato di essere coraggioso, non amava molto esercitarsi a duellare con i compagni di studio. Di carattere gioviale e allegro, tipico della sua età, si era fatto riservato, riflessivo e diffidente, salvo quando si trovava in compagnia degli amici. I noti fatti incresciosi che avevano colpito la sua famiglia quattro anni prima, lo avevano maturato in fretta, lasciandogli ricordi sgradevoli e una gran voglia di riscatto. Aveva dovuto abbandonare gli studi insieme alla bella e spensierata vita di nobile rampollo di famiglia benestante.
Poi erano venuti la Rivoluzione e il Terrore. Tutti urlavano, comandavano, legiferavano. Il popolo approfittava della situazione e gli scioperati mangiavano a sazietà, purché si arruolassero in quell’armata che era allora la guardia civile, calzando il berretto frigio e armandosi di un vecchio e arrugginito moschetto, che il più delle volte scoppiava loro in faccia. Meglio allora quelle spadacce ricurve che incutevano un sacro terrore, specie ai bottegai che, per tale riguardo, li rimpinzavano di cibo.
Oltre al nobile aspetto, era di belle fattezze, esile data l’età ma perfettamente conformato, con un ampio petto e di media altezza. I capelli corvini gli incorniciavano il viso regolare dove brillavano grandi occhi neri, ombreggiati da folte sopracciglia. Il naso, leggermente ricurvo, denotava un carattere fermo e gli dava un aspetto decisamente maschio contrastato da una bella bocca dove alloggiava una chiostra di denti d’avorio perfetti e nell’insieme del viso, senza quel naso, il giovane avrebbe potuto assomigliare a una fanciulla.
Alla vigilia del suo rientro a casa, interrotti gli studi che volgevano quasi al termine, aveva ricevuto una lettera di suo padre che lo invitava a rendere una visita al cittadino Cabanis, procuratore e fornitore, prima dei regi eserciti e successivamente anche di quelli della neonata repubblica. Uomo facoltoso e politico fine, Cabanis era diventato abilissimo nel destreggiarsi in un ambiente dove la corruzione regnava sovrana. Era figlio di una modesta coppia di famigli corsi che, al seguito del signor de Muissartes, si erano trasferiti a Parigi nell’anno in cui la Corsica era stata ceduta dai genovesi alla Francia. Benché non avesse ricevuto una normale educazione scolastica, aveva appreso tutti i rudimenti dell’arte di arrangiarsi ascoltando di nascosto i vari discorsi durante i conciliaboli che si tenevano nella casa del suo signore, ben frequentata dalla migliore società parigina. Diverse volte era stato sorpreso dal padre, che lo aveva redarguito fino a proibirgli di girare liberamente per le numerose stanze del palazzo. Fortunatamente, quello che aveva imparato era stato più che sufficiente per uno come lui, dotato di notevole intelligenza e di buona fantasia, per potersi districare da solo. Infatti, in capo a venticinque anni, grazie anche alle forniture, a prezzi non sempre competitivi, agli eserciti di Francia e alle innumerevoli peripezie affaristiche e politiche, era diventato molto ricco. Avendo creato una vasta rete commerciale in buona parte dell’Europa e del bacino del Mediterraneo. Molti potenti avevano bisogno di lui. Alla bella età di cinquantanove anni, avendo perduto l’unico figlio in un naufragio nel tempestoso golfo di Guascogna e, non potendone più avere altri, era preoccupato di trasmettere a qualcuno tutto quello che possedeva perché perpetuasse la sua opera.
Anni addietro, prima dello scoppio della Rivoluzione, gli era capitato un incidente di percorso. Aveva effettuato una speculazione al rialzo sul prezzo del grano. Era stata un’annata grama in Francia e tre dei suoi bastimenti erano in…