di  Gianfranco Menghini

Dalla mia pergola

Romanzo

Poesie, racconti originali e brani tratti da alcuni miei libri, per molti dei quali, per ragioni commerciali, ho cambiato il titolo.

LEggi estratto del libro

L’UOMO

Sotto un cielo malato di ombre
Labili e sfilacciate quanto
I peccati di ogni attuale volger del dì,
vedo una macilenta figura
curva di dolore, deambulare
in un fetido carrugio.

E’ l’uomo.

L’uomo quotidiano, oppresso
dalle mille inquietudini del vivere.
che cerca un indizio, una labile traccia,
di un’esistenza tremebonda che
ci condurrà nell’inconosciuto.

Cosa ci aspetta.
Forse un eden fatto di luci,
senz’ombra alcuna di peccato
oppure il nulla, oscura percezione.
Ciò che più ci ossessiona,
il disfacimento lento e inesorabile
del corpo che tanto amiamo.

La temuta certezza.

Per questo invochiamo santi e dei,
 ombre cui diamo un contorno
umano, lo stesso, forse, dei cari
trapassati nostri, per timido timor,
giammai obliati.

MAX E LOUIS – fino alla fine

Troppi uragani nella sua vita avventurosa, vissuta in maniera perigliosa. Dopo avere scalato la vetta che si era prefissato, aveva deciso di godersi i quasi due miliardi di dollari accumulati, due terzi dei quali depositati in quelli che da poco l’Italia considerava paradisi fiscali, ma che ai tempi in cui lui si sbatteva per il mondo intero, rischiando più di una volta la pelle, avendoli guadagnati ben lontano dalla madre patria, li aveva legittimamente tesaurizzati negli ex Dominions inglesi delle Antille e nell’Honduras Britannico, luoghi di relax dove approdava tra un’avventura e l’altra a riprendere fiato. Guadagnati onestamente, in verità, non poteva proprio dirlo. Ma chi al suo posto si sarebbe comportato rispettando le leggi? E poi, quali leggi? Quelle italiane o quelle dove aveva operato? Giacché in quei luoghi dimenticati da Dio, come certe zone della Namibia o dello Zambia, per ciò che concerneva il continente africano oppure nell’umbratile Malesia o nel barbaro Borneo, in quello asiatico dove la vita umana valeva appena un machete, se rispettavi la legge, campavi come un tenentino americano destinato alla guerra del Vietnam: appena una mezza mesata.
Aveva provato a risiedere a Milano, città licenziosa resa tale dall’incremento della moda e dal consumo di sostanze stupefacenti, in particolare la cocaina che, unite dall’affollato indotto, suscitava troppa cronaca. C’era rimasto appena sei mesi, poi aveva optato per Roma, immensa metropoli solare, dove accadevano le stesse cose della città lombarda, ma venivano affievolite dalla politica imperante…