di  Gianfranco Menghini

Fino a Austerlitz

Romanzo

Ormai la Fusoco di Eric è talmente ricca che potrebbe finanziare anche cinque campagne napoleoniche, ma Eric si guarda bene dal palesare a Napoleone, sempre in cerca di denaro per finanziare le sue futili conquiste, di esserne il proprietario. La flotta ora conta diversi bastimenti, il più moderno dei quali, appena uscito dai cantieri di Norfolk, viene catturato dagli inglesi e fatto riparare nella baia interna di Faro, in Portogallo. Con un audace colpo di mano, degno di un movimentato film di grandi suggestioni, la squadra di incursori messa su da Eric e Guillaume, il suo fidatissimo amico, riesce a portarselo via e ormeggiarlo nel tranquillo porto di Cassis, per armarlo degli speciali cannoni approntati all’uopo. L’ULTIMO VIAGGIO è il romanzo della maturità del protagonista, il quale tra un’avventura e l’altra, specie venendosi a trovare in assenza della compagnia dell’amico fraterno, apprezzerà pienamente la vita familiare con la sua adorata Virginie e sua figlia Pauline. Conoscerà la nuova corte di Napoleone, ormai assurto a imperatore dei francesi e nel frequentarla per un breve periodo, incontrerà la deliziosa Louise che lo indurrà a godere delle musiche del tempo, in particolare di Beethoven, Cherubini e Haydn. Lo scavezzacollo di un tempo, Guillaume, incontrata la donna che da sempre ha amato, si sposa e per un certo periodo si concede una vita tranquilla, lasciando la mondana Parigi per la più modesta Marsiglia. Eric, raggiunta sua moglie a Richmond, la quale è in procinto di dare alla luce il suo primo figlio, la trova allettata, preda di misteriose febbri che la debilitano di giorno in giorno sempre di più. Succede quello che Virginie aveva sempre temuto. Intrapreso il viaggio di ritorno attraverso l’Atlantico con i due amici sul glorioso brigantino Virginia, dovranno subire il proditorio attacco da parte della squadra inglese che accerchia il loro veliero nel golfo di Cadice. Seppur dotato dei potentissimi cannoni a lunga gittata inventati dall’inarrivabile scienziato Jardine e pur difendendosi come un leone, dopo avere affondato diverse unità della flotta di Sua Maestà, il Virginia è costretto a subire lo smacco di essere catturato. Durante la battaglia, infatti, era venuto a mancare il vento necessario a che lo svelto e veloce scafo si potesse defilare dalla lunga battaglia, giacché è molto più veloce dei vascelli inglesi. Sarà il coraggioso Francois, a costo della vita, ad affondare il brigantino affinché il nemico non possa impadronirsi dei rivoluzionari cannoni di cui è dotato. Tutto l’equipaggio sopravvissuto, salvatosi sulle scialuppe, viene catturato e, con esso, anche Eric e Guillaume che, complice il comandante e gli altri ufficiali, si fanno passare per membri dell’equipaggio. Imprigionati sulla fregata Bellerophon, vengono tradotti a Southampton e rinchiusi nel poco sicuro forte sul porto. Dal quale fuggono prima di essere riconosciuti, Eric come proprietario della Fusoco e Guillaume come suo socio di minoranza.Seppure fosse stato facile fuggire dal forte, il proseguimento della fuga in territorio inglese si complica e solo grazie all’aiuto di Anne Marie Remusat, ancora residente a Londra, i due amici riescono a raggiungere l’Olanda e da là, con più facilità, la Germania dove, dopo un soggiorno forzato che innervosisce Guillaume anelante a riunirsi alla sua sposa, Eric riesce a collegarsi con la Grande Armée. Napoleone, reduce vittorioso della battaglia di Ulm, memore degli aiuti ricevuti da Eric, già a suo tempo elevato al titolo di senatore dell’impero e insignito della Legion d’Onore, lo invita a seguirlo a Vienna e lo nomina, seduta stante, suo colonnello consigliere. In tale veste, riunitosi a Guillaume, i due amici assistono alla battaglia del Pratzen contro gli austriaci e i russi, in cui il grande condottiero sbaraglia i nemici in una battaglia all’ultimo sangue, che sarà ricordata come quella di Austerlitz.

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CAPITOLO PRIMO

Signor Grevilliers, forse sarebbe meglio entrare in Mediterraneo” suggerì il comandante Williams.
In effetti, avevano da poco doppiato la punta meridionale dell’isola di Madera, dopo un viaggio che li aveva obbligati a scendere più a sud del solito, per evitare le grandi tempeste dell’Atlantico, in quella stagione frequenti e molto pericolose.
“Oppure…” soggiunse, “mettersi al riparo fuori della diga di Funchal e attendere che questa forte depressione si esaurisca.”
Eric, che si fidava ciecamente del comandante Williams, gli rispose che decidesse lui come meglio credeva. Avrebbe preferito arrivare come previsto nel porto di Le Havre da dove raggiungere Parigi comodamente in appena due giorni di carrozza, fermandosi a Louviers. Sbarcare a Marsiglia, anche se gli avrebbe fatto guadagnare qualche giorno, significava viaggiare per almeno una settimana. In quella stagione – era il ventuno febbraio – e con l’intuibile stato delle strade durante l’inverno, non sarebbe stato molto gradevole. Senza contare la doverosa visita ad Henri, che lo avrebbe esortato senza dubbio a rimanere in casa sua almeno il tempo per mettergli a disposizione un confortevole tiro a quattro. Tuttavia, rifletté che se avessero forzato la navigazione con la tempesta in arrivo, i disagi sarebbero stati peggiori, dovendo tenere in considerazione che il maltempo avrebbe rallentato la corsa della nave di almeno quattro o cinque giorni. Che potesse accadere qualche incidente al brigantino, era fuori discussione. Il Clipper Virginia aveva fornito prove eccellenti della sua navigabilità e nelle abili mani, poi, di un marinaio del calibro di Williams, a Eric non sarebbe venuto in mente neanche il minimo dubbio sulla sua sicurezza.
Il comandante decise di dirigersi verso nord-est. La tempesta in arrivo veniva dal quadrante occidentale. Prendendo il vento in poppa e manovrando con la grande vela aurica, sarebbero stati trasportati dal vento e dalle onde verso Gibilterra a una velocità tale da doppiare lo stretto in meno di due giorni.
Eric viaggiava solo. Guillaume non lo aveva potuto seguire, preso da importanti impegni che riguardavano la Società, primo fra tutti il mantenere attivo, con la preziosa collaborazione dell’ex colonnello Gisors, il servizio celere di messaggeria da loro istituito.
Lenoir, che aveva sempre fatto da tramite tra loro e il Consolato, aveva mantenuto i contatti e, prima della sua partenza, li aveva di nuovo avvicinati chiedendo se fossero disposti a collaborare per alcuni progetti che stavano per essere messi in cantiere. Il generale Bonaparte era stato nominato Console a vita, da poco aveva dichiarato guerra all’Inghilterra e aveva bisogno dei loro servigi. Niente di preciso, essendo tutto ancora in fase di studio. Avrebbe preso contatto con loro al momento opportuno, il che, conoscendo Lenoir, stava a significare almeno tre mesi di attesa. Per quanto ai due amici non interessasse più correre dietro alle ricchezze, poiché entrambi erano ricchi tanto da non sapere più che farsene del denaro, purtuttavia erano sempre animati da spirito d’avventura e dalla curiosità di avere nuove esperienze, soprattutto atte a stemperare in una certa misura il ripetersi noioso della vita parigina. Per questa ragione, prima di impegnarsi per un periodo che poteva protrarsi più a lungo del previsto, Eric aveva ritenuto opportuno andare ad abbracciare Virginie e la sua diletta figlia Pauline.
La bambina stava crescendo in ottima salute ed era diventata una piccola signorinella, se così si poteva definire una bambina educata e talmente giudiziosa da far pensare che avesse più dei suoi otto anni. Virginie aveva assunto un istitutore di madre lingua francese, fatto venire appositamente dalla Francia, dopo averne scartati ben altri tre, tutti americani che stavano, come protestava lei, rovinando la loro figlia nell’improntare la sua educazione a un quaccherismo di maniera, ipocrita e superstizioso, che aveva come riferimento nient’altro che la Bibbia.
Virginie, nonostante i suoi trentaquattro anni, era nel fiore della beltà. A quella donna straordinaria il lavoro, ma più ancora l’avere vicino Pauline, davano una grande gioia di vivere conferendole, come una cura di ringiovanimento, pienezza e maturazione, che le alleggerivano i tratti del viso dove splendevano quegli incredibili occhi turchini in cui Eric si perdeva, sentendo il suo amore per lei crescere sempre di più. Non avevano avuto rapporti sessuali in quei due mesi che aveva soggiornato a Richmond. Sua moglie gli aveva detto chiaramente che era inutile insistere e che, insomma, lui aveva tutta la libertà di soddisfare le sue vive e prorompenti pulsioni con altre donne, di una delle quali aveva indovinato il nome già durante i suoi brevi soggiorni in Francia: Anne Marie Remusat, maritata conte de Beugnot. L’aveva accettata come anni prima aveva fatto con Laura, la povera Laura, che ricordava sempre con grande tristezza. Tuttavia, lo pregò di astenersene in Virginia dove la notizia si sarebbe risaputa, danneggiando seriamente la sua immagine di donna in affari e di madre esemplare. Già, perché lei aveva fatto intendere a tutti, salvo ai genitori s’intende, che Pauline era loro figlia e che suo marito era talmente preso dagli impegni a Parigi, da essere impossibilitato a convivere in maniera definitiva con la famiglia.
Virginie aveva incrementato notevolmente gli affari della Fusoco, mentre in Francia la Società aveva ridotto la sua attività, per il momento al solo servizio celere di posta tra Parigi, Le Havre e Marsiglia. Ciò era dovuto anche dall’embargo ordinato dal Primo Console contro gli inglesi che, anche se non riguardava le loro navi battenti la bandiera degli Stati dell’Unione Americana, li aveva in pratica obbligati a limitare a solo uno al mese i viaggi dei Clipper, più per trasportare passeggeri da una parte all’altra dell’Atlantico, che per le mercanzie, il cui commercio era ormai ridotto a qualche interessante partita di vino, di sete, di arazzi dei Gobelins e di alcune forniture di abiti per signore, secondo la moda imperante nella capitale francese. Questo precipuo compito lo svolgeva Agdou, con competenza e cognizione di causa. Negli Stati dell’Unione americana, specie nella Virginia, nel Maryland, nella Pennsylvania e nel…