di  Gianfranco Menghini

Irina Demiorovna

Romanzo

Con tutti i rivali invidiosi che si sono uniti per far crollare la sua attività, Paolo Carolco evita la vendetta. Ma, come una nuova Fenice, fugge nel deserto dove c’è una bella città, centro di buenretiro per mantenersi in salute. C’è, là, uno strano personaggio che ha aspettato da tempo. Una barzelletta di cattivo gusto? Nelle condizioni in cui si trova, Paolo non può permettersi di procrastinare e, grazie alla sua esperienza oltre al suo talento, una volta capito che non si tratta di uno scherzo, riesce a trasformare quel deserto lontano e sconosciuto in una miniera d’oro, ma al prezzo di delusioni e tanta amarezza. Per consolarlo con profondo affetto, una giovane donna straordinaria, più giovane di lui, ma molto più ragionevole.Con la consapevolezza che i beni temporali si esaurirebbero presto e con loro, anche la vita, è meglio quindi vivere con leggerezza ciò che rimane con la nuova compagna di vita.Un romanzo che inizia quasi in segreto, diventando una storia emozionante ricca di sorprese. La trama, che si svolge principalmente nei Caraibi, continua negli Stati Uniti e finisce infine felicemente in Italia. Ha un buon ritmo che coinvolge il lettore. I dialoghi sono ben studiati e i numerosi protagonisti perfettamente definiti, ciascuno con il ruolo proprio che è doppio per alcuni. Lei, Irina Demiorovna, interpreta il personaggio principale di questo romanzo, riversando tutta la sua gioia di vivere, le sue ambizioni, il suo strano amore per Paolo. Sembrava una giovane donna egoista ma, al contrario, avrebbe voluto vivere in un paese occidentale in cui farsi apprezzare per la sua bellezza, in particolare la sua eccezionale intelligenza.

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CAPITOLO 1 

L’alloggio in albergo era abbastanza confortevole, per quanto tutti i servizi fossero al limite della funzionalità per mancanza di manutenzione. Il telefono funzionava una volta sì e due no. In contrapposizione a quello, tuttavia, sembrava che l’albergo fosse al completo, dato l’affollamento di gente che saliva e scendeva dai tre ascensori continuamente in movimento. Non si capiva se gli altri tre fossero guasti o tenuti di riserva nel caso se ne danneggiasse uno.
Al primo piano c’era un enorme bancone bar, posto al centro di un salone zeppo di tavolini affollati in gran parte da clienti esterni. Il locale per due lati aveva grandi vetrate che si affacciavano sul Vedado, il terzo occupato dal grande banco del bar e il quarto, delimitato da una ringhiera di ferro battuto a ghirigori floreali coloratissimi, dava sulla hall al piano terreno.
La sera del suo arrivo a L’Avana, Paolo, in attesa che Ceccarelli lo venisse a prendere per recarsi a cena nel ristorante riservato, si accomodò all’unico tavolino rimasto libero nel salone. A quello più vicino sedeva una giovane donna che gli dava le spalle. Ordinò da bere. Quando il cameriere, cinque minuti più tardi, lo stava servendo, vide Ceccarelli salire lo scalone per raggiungerlo e, spinto da un impulso improvviso, si alzò per andargli incontro.
In quel preciso momento venne distratto da un lieve richiamo della sua vicina che si era voltata e gli stava sorridendo. Una ragazza bellissima, dell’apparente età di vent’anni. Aveva l’ovale del viso perfetto, ma dal taglio degli occhi e dagli zigomi alti non sembrava di razza latina. Rimase estasiato di fronte a tale bellezza e incapace di proferire verbo. Fu lei che, visto il suo imbarazzo, gli sussurrò in inglese qualche parola frettolosa. Era una segretaria dell’ambasciata russa. Gli chiese il numero della camera, che Paolo le diede con un certo imbarazzo, poi la ragazza si alzò appena in tempo per bisbigliargli che l’avrebbe contattato.
Ceccarelli era già davanti a lui. Gli strinse la mano prima di accomodarsi. La graziosa figura femminile si era allontanata giusto in tempo per confondersi tra la gente che affollava la hall.
Il ristorante prescelto era il Cecilia, famoso per le specialità di mare. Mangiarono un’aragosta prelibata e una specie di saporitissima zuppa di pesce che assomigliava molto al cacciucco alla livornese per le diverse qualità di piccoli pesci cui erano state accuratamente tolte tutte le lische, dei teneri pezzi di polpo, con mitili e gamberetti accuratamente liberati sia del guscio che della conchiglia. Una delle peculiarità della cucina avanese era quella, per l’appunto, di preparare piatti che non obbligassero i clienti allo sgradevole compito di almanaccare con le mani per nettare il cibo.
Paolo, nel mentre Ceccarelli gli illustrava la futura situazione di Cuba all’apertura del turismo, stava pensando al frettoloso incontro avuto con la bella ragazza russa. Almeno così aveva arguito fosse, dato che non aveva i caratteri somatici delle genti antillesi e infine perché lavorava nell’ambasciata dell’URSS. Chissà poi per quale ragione avesse voluto il suo numero di camera, che di solito chiedono le prostitute per combinare con i nuovi arrivati.
Non ne aveva alcun desiderio. Aveva sempre rifuggito quei rapidi incontri con donne che non gli lasciavano altro che un sapore di amaro rimpianto per un rapporto troppo anonimo, cosicché ogni volta che gli era capitato, allora giovanissimo e in giro per il mondo, si era sempre giurato di non farlo più. Ma poi, complici i compagni di lavoro, ci cascava di nuovo. E come avrebbe potuto fare altrimenti, pieno di ardori giovanili e lontano dagli affetti più cari dovendo, infine, dar prova che lui, sessualmente, si trovava dalla parte giusta? I compagni, in questi casi, sono davvero maliziosi.
Non indugiò oltre a lambiccarsi il cervello. Si chiese se la bella russa l’avrebbe davvero chiamato. Neppure sapeva quando sarebbe rientrato in albergo né era sicuro che il telefono funzionasse. Considerato che per l’indomani mattina si doveva trasferire a Varadero dove si sarebbe fermato tre giorni per visitare altrettanti alberghi da inserire nella nuova programmazione di viaggi oltreoceano.

ΩΩΩ

Si chiamava Irina Demiorovna e quando gli si presentò completamente nuda, Paolo ebbe un sussulto per lo stupore. Non si sarebbe mai immaginato di assistere a una messa in scena di tal genere. Gli aveva chiesto se poteva utilizzare il bagno, mentre lui aveva ingenuamente creduto volesse aggiustarsi il trucco e invece, eccola, bellissima con tutte le grazie in perfetta luce. Bella e talmente ben fatta, da parere una meraviglia del creato.
Di ritorno dalla spiaggia di Varadero dove aveva passato tre giorni in febbrile attività per visitare i tre alberghi, ciascuno di ottimo livello e in stili diversi, ma tanto belli nuovi efficienti che, entusiasta, aveva subito firmato i contratti di collaborazione, non appena entrato in camera dell’Habana Libre, aveva visto il led rosso del telefono lampeggiare e, ma solo per curiosità, dato che l’apparecchio non emetteva alcun segnale sonoro, aveva sollevato la cornetta.
Era lei. Una telefonata che era una vera combinazione. La ragazza sapeva del giorno del suo rientro, ma non dell’ora e se lui non avesse notato lampeggiare la spia, lei non avrebbe potuto contattarlo, salvo rincontrarlo, se avesse pazientemente atteso, nella hall dell’albergo. Gli aveva chiesto di poter salire perché voleva parlargli di una cosa importante inerente al lavoro e lui aveva acconsentito, meravigliandosi che una giovane donna, conosciuta fuggevolmente in un bar, si avventurasse nella camera di uno sconosciuto. Ma si trattava solo di una ragazza, per di più molto bella…