di  Gianfranco Menghini

Texel e lo scozzese

Romanzo

Alla vigilia della sua messa in pensione tanto agognata, Texel si trova a dover risolvere un altro caso piuttosto ingarbugliato. L’ultimo della sua vita di poliziotto in servizio part-time. Sarà quello più difficile perché si sente stanco e demotivato. Ma gliel’ha chiesto il suo amico generale Gader, cui il bravo commissario non può dire di no.Una vicenda squallida in cui viene svelato che un alto magistrato integerrimo si è lasciato corrompere sia nel fisico che nel morale, di sua moglie che, creduta remissiva e virtuosa, si dimostra di tutt’altra pasta.Un movimento di capitali da far girare la testa anche a un creso, in un paese mitteleuropeo idealizzato, in cui dovrebbe regnare un senso civico esemplare. Ma tant’è, il peccato è come l’acqua. Basta un piccolo pertugio e s’infila dappertutto…Texel riuscirà a risolvere il caso per mera combinazione. Ma solo a metà, giacché solo nella parte finale viene disvelato l’arcano. Incomprensibile come certi strani nomi gaelici.

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CAPITOLO UNO – Dietro-front

“Pusey, non vorresti rimanere mio ospite?” chiese Texel qualche chilometro prima di arrivare nella casa in collina. Conoscendolo bene, gli stava dando tempo per prendere una decisione. Infatti, Pusey non rispose subito, ma dopo avere ben ponderato, quindi a poche centinaia di metri dall’arrivo, finalmente diede il suo responso: “Signor commissario, meglio di no. Domani, sabato, arriva mia figlia. Lei sa che…”
“Certo, certo che lo so, Pusey. Ma almeno questa sera. Rosa ci avrebbe preparato alcuni piatti gustosi della sua regione. Mi farebbe veramente piacere assaggiarli assieme, noi due.”
“Signor commissario, grazie, grazie tante. Ma non posso. Devo mettere in ordine il mio appartamentino e preparare la camera di Elisa. In un’altra occasione, ben volentieri…”
‘Sì, in un’altra occasione…’ si disse sfiduciato Texel. ‘Quest’uomo è veramente particolare. Ed io, stupido, che ci casco sempre!”
Sapeva bene che Pusey non avrebbe accettato neppure un bicchier d’acqua durante il servizio. Incorruttibile? Ma no. In privato Angus Pusey, almeno a sentire i suoi colleghi, era un uomo brioso con le sue battute al fulmicotone, simili alle docce scozzesi, paese da cui proveniva. Ma non era un cultore del buon cibo, abituato a mangiare quell’abominevole pietanza che era lo stomaco di pecora farcito di interiora e altri ingredienti poco appetibili ad una persona qualsiasi. Buon bevitore di birra scura, però. Con l’aggiunta di un corposo whisky, anch’esso scuro che a sentire i suoi connazionali dava corpo alla debole birra… debole, poi! Di almeno dieci gradi superiore alla gradazione media. Ci si può ben immaginare cosa ne venisse fuori. Una pinta di quel beverone e un uomo normale andava fuori di testa. Non di certo Pusey, coriaceo all’alcool, ma che non superava mai il limite di una pinta.
Gli dispiaceva solo per il fatto che, al di là delle convenzioni gerarchiche, cui Texel non teneva affatto con i suoi subordinati, se Pusey avesse accettato il suo invito, si sarebbe sentito sollevato dal cenare da solo con Rosa. La quale, quando raramente succedeva una cosa del genere, visto che lui ogni fine settimana invitava uno o più amici, si atteggiava a qualcosa di più che la femme de menage o, meglio, definizione cui lei teneva maggiormente, di governante.
Non che Rosa fosse pettegola, ma tra una pietanza e l’altra, scontato che il ‘suo’ commissario, via via che ne tesseva le lodi, riusciva a inserire qualche domanda insidiosa alla quale, ma solo per pura cortesia e per un istintivo senso di riconoscenza, Texel rispondeva. Non sempre diplomaticamente, per cui alcune volte si faceva sfuggire informazioni che, ma solo per la sua coscienza, era bene avesse tenuto per sé. Non che Rosa ne parlasse con altri, ci mancava pure… e poi con chi? Le uniche persone estranee che avesse potuto incontrare abitavano a diversi chilometri di là, nel paese di Vallefiorita. Ma siccome vi andava solo il lunedì per fare la spesa per tutta la settimana, non avrebbe più ricordato nulla. A volte dimenticava pure di acquistare alcuni oggetti che aveva segnato con accuratezza su l’agendina di casa la domenica sera. Tuttavia, la coscienza di Texel ne rimaneva lievemente disadattata cosicché, invece di rimanere a guardare la TV, si ritirava in camera sua a bofonchiare sul suo stupido comportamento. Poi, superata quella piccola crisi, si accingeva a leggere uno dei suoi romanzi preferiti. Che erano storici o contemporanei, ma mai che trattassero di casi polizieschi o fossero dei thrillers, tanto alla moda ma che, in fin dei conti, dicevano poco o nulla. Altra cosa era vivere di persona quelle esperienze, traumatiche anche per gli inquirenti.
Guardò distrattamente l’orologio. Appena le dieci. Aprì silenziosamente la porta di camera per sapere se Rosa stesse guardando la televisione, ma non sentì alcun rumore se non lo stormire delle fronde. Evidentemente si era alzato il vento, dato che al rumore dei rami sbattuti si era aggiunto anche lo schiocco della tenda sul patio. Entrò nel salone per aprire la porta finestra e assuccare con la manovella il tendone, accorgendosi con soddisfazione che Rosa si era ritirata nella sua stanza sul retro. Riavvolta la tenda e dato uno sguardo tutt’intorno se per caso il vento, che si stava rinforzando, potesse arrecare qualche danno alle cose mobili sia del resede che del giardino, rientrò in casa. Non aveva sonno. Sarebbe stata una serata ideale, visto che non aveva impegni fino a lunedì, per guardare la TV, saltando da un canale all’altro, senza soffermarsi troppo a lungo su uno solo, salvo trovare un programma di suo gradimento. Un film non visto sarebbe stato l’ideale.
Nessun film e niente di interessante su cui soffermarsi. Solo dopo aver fatto zapping per una decina di volte, già in procinto di andare in camera sua a prendere il libro per continuare a leggerlo, puntò il telecomando sul canale della CNN. Non lo guardava quasi mai anche se, pur conoscendo la lingua inglese, gli dava fastidio ascoltare la pronuncia americana, tanto blesa da fargliela sembrare un birignao, in certi casi incomprensibile. Tuttavia, aiutato dalle immagini che su quell’emittente non mancavano mai, anche quelle più esplicite, Texel capiva quasi tutto. E una, detta quasi di sfuggita, attirò la sua attenzione, perché pareva fosse accaduta nella sua città. Un delitto, un efferato delitto, anzi, una strage. Possibile, dato che nessun canale nazionale ne aveva parlato? Consultò il suo orologio: le undici e un quarto. Nessun telegiornale a quell’ora. Avrebbe dovuto aspettare fino a mezzanotte quando, sul canale Enne Uno, avrebbero comunicato le ultime notizie prima di chiudere le trasmissioni dal vivo.
Gli passò la voglia di leggere causa il montante nervosismo per stemperare il quale gli venne il desiderio di bere qualcosa. Nel piccolo carrello-bar a fianco del divano, occhieggiava invitante una serie di bottiglie ad alta gradazione alcolica. Si alzò per servirsi un whisky ma, come sollevò la bottiglia per versarne nel bicchiere di cristallo, talmente polito da infondergliene più voglia, ci ripensò. Posò i due oggetti sul ripiano di vetro e si recò in cucina a servirsi un gran bicchierone di acqua minerale ghiacciata. Di quella gasata che, bevuta a sorsetti davanti al televisore, gli avrebbe dato l’impressione di bere qualcos’altro…